L’evoluzione delle attività post emergenza: 10 esperti analizzano 10 settori specifici

di Alessandro Gargiulo

di Alessandro Gargiulo

Aiuto agenzie ed aziende a far crescere la loro attività

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Quest’anno abbiamo affrontato un’emergenza unica che ha portato a cambiamenti epocali all’interno di tutte le attività online e offline.

Ma cosa è cambiato nei settori in maniera specifica? Tutti hanno parlato di boom dell’e-commerce ma come può, ad esempio, un centro estetico esser stato in parte avvantaggiato da questa situazione?

Ho voluto racchiudere qui l’esperienza di 10 esperti che lavorano su clienti o attività proprie, cercando di spingerli a sbilanciarsi il più possibile a fornire consigli e vision su quello che è stato il periodo di pandemia e su come le attività dovrebbero affrontare la nuova normalità.

Centri Estetici e Coronavirus: dal disastro ad una nuova opportunità, di Gianpaolo Antonante

Come tanti altri settori, anche il mondo dei centri estetici è stato travolto dal lockdown imposto dal Covid in questa primavera 2020.

Con un problema aggiuntivo: il mondo dei centri estetici è spesso fatto di micro attività a basso fatturato e margini ridotti, due mesi di chiusura sono stati insopportabili in tanti casi.

Ma, in una landa di desolazione e disperazione qualcuno ha saputo trovare nuove opportunità. Come nel caso di una mia cliente estetista ha visto un’occasione da sfruttare: vendendo trattamenti di bellezza online.

È stato chiaro come una buona fetta di italiani durante questa quarantena abbia voluto mantenere alta l’asticella della forma fisica e della salute.

Le lezioni di fitness in diretta sono state all’ordine del giorno.
Tanti hanno continuato ad allenarsi, a voler rimanere in forma.

Tantissime estetiste hanno pensato alla stessa cosa, trasmettendo sulle loro pagine Facebook lezioni di fitness.

E perché non poteva esserci un interesse per la bellezza? Chi dice che durante il lockdown le donne italiane non volessero continuare a curare la propria bellezza?

Questo è quello che abbiamo pensato insieme alla nostra cliente che, dopo questa scelta strategica, ha cominciato ad organizzare dirette di beauty routine su un gruppo Facebook che nel tempo poco aveva curato.

  • “Come curare il proprio viso da casa”, tutorial con offerta di prodotti da spedire a fine diretta,
  • “Come fare un trattamento anticellulite fai da te” tutorial con offerta di prodotti da spedire a fine diretta.

Risultato: qualche MIGLIAIO di euro di prodotti (ad altissimo margine) spediti a clienti nuove e vecchie mentre le estetiste di tutt’Italia tremavano temendo il fallimento.

Come può un caso singolo essere d’esempio per un intero settore?

Estratto dal rapporto Ecommerce 2020 di Casaleggio Associati:

“L’azienda di cosmetici cinese Lin Qingxuan dopo aver chiuso circa il 40% dei negozi ha ingaggiato i suoi consulenti di bellezza che normalmente lavorano in negozio trasformandoli in influencer online, specialmente su WeChat e ha ottenuto una crescita del 200% rispetto alle vendite dell’anno precedente.”

Il Coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere, di pensare e molte nostre abitudini.

Per molte delle attività, per moltissime aziende, guardare al futuro sperando che torni “il passato” rischia di trasformarsi in una roulette russa rischiosissima (e francamente anche inaccettabile).

Capire come adattarsi al nuovo mondo, alle nuove abitudini, ai nuovi processi di acquisto dei nostri clienti diventa un’esigenza.

Anche per i centri estetici, che possono spostarsi anche solo parzialmente online (allargando tra l’altro anche il bacino geografico del proprio mercato).

Idee per vincere oggi nel settore salute, di Alberto Battistella

Se operi nel settore della salute hai visto la percezione dei tuoi potenziali clienti essere stravolta dal coronavirus.

Di colpo, c’è stata una corsa ai dispositivi di protezione individuale, trascurando molte delle altre problematiche, meno urgenti.

I mal di schiena, i dolori ossei o articolari, i traumi o le fratture da recuperare, ad esempio.

Già in una situazione normale, queste problematiche di salute sono spesso messe in secondo piano dall’utente medio.

Quando il pericolo imminente riguarda altri aspetti della salute, c’è da aspettarsi un crollo dell’attenzione (e quindi delle vendite) riguardo ai dispositivi che curano queste patologie.

E allora cosa fare, se da un giorno all’altro i clienti smettono di cercarti?

Trova il modo di non fermarti

Se ti occupi di salute, è probabile che tu abbia già sviluppato una certa notorietà e autorità, almeno per una nicchia di clienti.

È ancora più probabile che tu abbia già tutti i contatti per avviare dei business alternativi, come ad esempio quelli della vendita dei dispositivi di protezione individuale, o quelli per sanificare gli ambienti.

Questo ti permetterà di tamponare la situazione, mantenendo attiva la tua azienda e salvando i posti di lavoro dei tuoi collaboratori e dipendenti.

Cambia strategia di offerta

La base di ogni strategia di marketing è quella di ragionare come il cliente, e non come il venditore.

Hai valutato come poni la tua offerta?

Per quanto si possa essere ristretta, la domanda dei clienti non si è fermata del tutto e non per sempre.

C’è qualcosa che potresti cambiare per agganciare nuovi clienti?

Ad esempio, puoi proporre una prova gratuita a casa per più giorni, nel caso in cui il tuo prodotto lo permetta.

Dove vai senza il web?

Se c’è una cosa sicura che è emersa durante questa crisi, è che sempre più persone usano il web per informarsi e acquistare.

AGI ha stimato un aumento del traffico sulle reti WiFi fino al 100% . [fonte]

È quindi fondamentale cominciare a sviluppare in modo professionale la propria strategia di marketing su internet. Altresì importante è non farlo da soli e non farlo con il primo professionista che incontri.

È dimostrato che il web marketing fai da te crea più danni che benefici.
8 attività su 10 che decidono di promuoversi senza supporto di professionisti, spende più soldi di quelli che ritornano. Vuoi avere più perdite o più utili?

E non dimenticare di scegliere bene il tuo professionista di fiducia.

Il prezzo è un fattore determinante, nel senso che meno spendi e più è probabile che non otterrai nulla.

Come il tuo tempo ha un gran valore e non vuoi sprecarlo, così anche le persone che si occuperanno di darti le armi per avere più risultati hanno una grande considerazione del tempo che investono.

Un professionista serio sarà sempre disposto ad aiutarti.
Chi non lo è, sarà sempre disposto a farti uno sconto in più.

Il settore dell’Hospitality al tempo del coronavirus, di Giovanni Cerminara

Il settore del turismo sicuramente – tra gli altri – è il comparto che più di tutti ha  accusato il duro colpo inferto dell’epidemia covid. I danni sono ingenti in  particolare per il settore dell’hospitality che pesa direttamente sul prodotto  interno lordo oltre 5 punti percentuali.

Oltre al danno economico esiste una chiara incertezza dovuta al possibile  contagio che mette in situazione di incertezza circa la riapertura delle attività  ricettive.

I grossi ​player ​ dell’intermediazione, che muovevano i flussi, turistici sono venuti  a mancare uno scenario quindi che se da un lato può apparire apocalittico  dall’altro – per molte strutture – è un motivo di rilancio e di appropriazione del  proprio brand che fino a qualche mese fa non era indispensabile.

In questo clima di enorme difficoltà, tuttavia degli spiragli di luce all’orizzonte  iniziano ad intravedersi, motivo per cui le strutture non devono fermarsi con le  loro attività ma continuare a progettare o riprogettare le loro strategie.

La corretta domanda da porsi è quindi: in che modo la mia struttura può  riappropriarsi del proprio brand e calmierare la situazione?

Fondamentalmente la  risposta verte su 3 importanti pilastri: ​relazioni​, ​garanzie​ e ​prodotto​.

Continua a costruire relazioni con i tuoi clienti

Genera relazioni con i tuoi clienti attraverso i canali social, email, ma anche al  telefono. Non discutere di prezzi, ma definisci un piano di comunicazione  essenzialmente basato sull’empatia, sulla semplicità, sul ricordo.

Garanzie

Cerca di offrire delle garanzie ulteriori ai tuoi clienti, con politiche di cancellazione  più flessibili e il più possibile sotto data. Il clima di incertezza circa gli spostamenti  pone in condizioni di incertezza i tuoi potenziali clienti, non solo: non bisogna  dimenticare che molte persone hanno dei periodi di ferie differenti dagli anni  passati.

Rivedi il tuo prodotto

Sicuramente cambierà – seppur in parte – il processo di acquisto dei clienti. In tale  prospettiva è opportuno cercare di creare dei pacchetti vacanza con ​minimun stay ​ flessibili e non ancorati alle sole 7 notti. Offrire pertanto dei servizi che abbiano come presupposto la sicurezza e il distanziamento senza rinunciare alla  spensieratezza della vacanza saranno sicuramente molto apprezzati.

Certamente la situazione non è per nulla facile, chi riuscirà a superare questo  periodo sicuramente saranno tutte quelle strutture ricettive che nel corso degli  anni hanno attuato politiche di marketing basate sulle relazioni e sulla  fidelizzazione soprattutto se gli stessi clienti hanno già avuto modo di apprezzare  i servizi offerti. E’ più facile e più economico riaprire una relazione rispetto ad  instaurarne una nuova.

Bisogna star pronti e non pensare alla fine quanto ad un nuovo inizio.

Il mondo del vino e l’evoluzione tramite Covid-19, di Christian Forgione

Come per tanti altri settori per il mondo del vino questa pandemia è stata un’ecatombe, inutile girarci intorno.

Prova a immaginare: ti chiudono il mercato che da solo porta tra l’85 ed il 93% del tuo fatturato… ecco, un vero incubo!

La chiusura del canale Horeca (ristoranti, bar, alberghi) ha portato inevitabilmente ad una fortissima contrazione delle vendite.

Ma il cliente italiano non si scoraggia mai, i consumatori hanno iniziato a cercare come comprare il vino online.

Un po’ per affrontare la depressione del momento un po’ per vivere una parvenza di momenti gioiosi anche chiusi in casa.

Ed è così che i produttori hanno scoperto il D2C, il direct to consumer. In realtà più che scoperto hanno iniziato a prenderlo seriamente in considerazione.

E così tutti hanno costruito il proprio ecommerce, il nuovo must.

Ahimè però come spesso capita nell’approccio al mondo digitale si pensa che basti adottare la nuova soluzione tecnologica o social del momento per avere una parvenza di web marketing che “da sola” faccia vendere.

Infatti temo che nei prossimi 18 mesi vedremo un cimitero virtuale di ecommerce, parti non aggiornate o peggio non funzionanti.

Aggiungere un canale distributivo in più senza pianificazione, sperando che venda tutto il catalogo, così come se fosse l’agente o il ristorante migliore porta inevitabilmente ad avere un situazione disomogenea nella quale né il consumatore né i partner commerciali si troveranno a loro agio.

Affrontare un progetto come quello di un nuovo canale distributivo, il negozio elettronico sul sito della cantina è a tutti gli effetti un nuovo canale distribuivo va contestualizzato all’interno della propria realtà.

Modello di business? Tutti o quasi sono partiti alla vendita diretta online, nessuno ha preso in considerazione il Click and Collect dando così nuove possibilità ai partner di una vita di integrarsi con i nuovi mezzi tecnologici o un B2B configurato con il proprio CRM. … mmm CRM What ??? Ecco appunto.

Come cambia il pricing dei prodotti?

In tutti i mercati chi compra di più ha un prezzo di acquisto migliore, fin qui tutto ok. Ma il prezzo di vendita dev’essere regolarizzato conoscendo le dinamiche online.

Se prima potevi pensare che tra un consumatore di Bari e uno di Padova che vanno al ristorante ordinano la tua bottiglia con una differenza di 5 euro e non accadeva nulla, oggi gli stessi clienti navigando dal divano di casa loro con due spolliciate si trovano un negozio online che ha un prezzo nettamente inferiore lo compreranno dove possono risparmiare.

L’ecommerce è anche accontentare la voglia di innata del consumatore di “girare tra le vetrine” magari senza acquistare ma ne abbiamo il bisogno.

L’e-commerce è anche e soprattuto un’importante fase di scoperta per nuovi potenziali clienti. Pensare che ora vendo solo sul mio sito non è una strada percorribile.

Questa è solo la punta dell’iceberg, spero di aver aiutato in una riflessione più ampia e non di aver scoraggiato chi si sta approcciando al mondo dell’ e-commerce per la propria cantina.

Perchè nel 2020 non è un opzione non essere consapevoli delle opportunità che gli strumenti digitali offrono se utilizzati con metodo e strategia.

I costumi (e l’estate) al tempo del COVID-19, di Antonio Mormone

Maggio 2020 sarà ricordato per sempre per due ragioni: l’incertezza sul se e sul come andremo al mare quest’anno e per la sorpresa delle vendita online dei costumi da mare, specialmente quelli da donna.

Nonostante la tradizionale corsa all’allestimento delle collezioni e lo studio delle fantasie più trendy da proporre per l’estate 2020 si era interrotta sul limitare di marzo con l’arrivo dell’ondata di contagi, nonostante l’imposizione del lockdown che ha bloccato le produzioni, gli italiani (in particolare le donne) hanno continuato ad acquistare i costumi da mare.

Stoffe e tessuti non consegnati, accompagnati da ordini sospesi o cancellati e, soprattutto, il grande dubbio legato all’incertezza del momento della ripresa. Premesse che sembravano non lasciare scampo al comparto più stagionale dell’abbigliamento, eppure, alla fine, quegli investimenti sull’online, che in tanti avevano fatto anche solo per non lasciare campo libero ai concorrenti, hanno retto e, in molti casi, hanno fatto registrare un surplus di vendite proprio sull’online.

È stato l’online, con i vari e-commerce, che ha salvato dal cash flow negativo il comparto. Il commercio online ha sostenuto il settore, almeno finanziariamente, con un andamento delle vendite che in generale ha fatto registrare tassi intorno al +10% in momento che, a dir poco, era sembrato drammatico per tutti.

Non è stata la soluzione definitiva ed il settore versa ancora in un momento di profonda incertezza e di crisi strisciante ma, almeno, non ha lasciato completamente vuote le casse del comparto ed ha permesso di avere i mezzi finanziari per provare a ripartire.

Il fenomeno, che tanti sociologi hanno definito di “revenge shopping”, ovvero di acquisto per vendetta contro il virus che ci ha costretto al lockdown, ha premiato tutti quelli che nell’e commerce avevano creduto ed investito. Tanti acquirenti, infatti, non hanno atteso la fase 2 per riversarsi in negozio ma hanno preferito acquistare online anche per esorcizzare la paura di un’estate persa.

Certo, quei produttori e negozianti che avevano già provveduto a implementare strategie di fidelizzazione della clientela e avevano abituato i consumatori al doppio canale online-offline hanno avuto vita più facile. Questi, infatti, anche durante il distanziamento sociale, hanno potuto mantenere un rapporto costante con i clienti con l’occasione di continuare a “spingere” sui lead per invitarli all’acquisto nonostante la serrata forzata.

Anche a lockdown completato, tutti quelli che avevano un ecommerce sono stati avvantaggiati, si pensi alla marea confusa di norme (spesso anche contraddittorie) che vincolano ancora l’accesso ai negozi e la vendita fisica di prodotti di abbigliamento, tali problemi sono bypassati grazie al consuetudinario fitting a casa dell’acquirente (e dell’eventuale reso) a cui tutti i clienti online sono ormai abituati.

Insomma, oggi ci sarebbe una ragione in più per fare investimenti seri nel digitale, puntando su strategie e professionisti che siano in grado di fare fruttare in modo affidabile e duraturo il valore di un brand ed il suo legame con i propri clienti sperando che non ce ne sia mai più bisogno.

Casa e Giardino, considerazioni post pandemia, di Dario Mudadu

Le mie considerazioni nascono da quanto abbiamo vissuto all’interno di Planet Flame, che da sempre (come è ovvio che sia) registra i fatturati più alti nei mesi tra novembre e marzo.

Perdere due mesi freddi dell’anno come febbraio e marzo, per chi opera in questo settore, è stato sicuramente un brutto colpo.

Il mercato delle stufe nei mesi di febbraio e marzo 2020 si è quasi immobilizzato. È facile pensare che la stufa o la caldaia siano prodotti di prima necessità e che perciò non avrebbero dovuto soffrire alcuna crisi, ma purtroppo non è andata così.

I consumatori non solo hanno prestato maggiore attenzione ai propri investimenti, ma hanno evitato di far entrare in casa estranei per sopralluoghi o installazioni stesse. Tanto che abbiamo subito la disdetta davvero di troppi appuntamenti presi precedentemente.

Tuttavia, abbiamo imparato che in ogni crisi si cela un’opportunità.

Dati alla mano, ci siamo chiesti come sfruttare il momento, almeno per salvare il salvabile.

Fortunatamente abbiamo sempre dedicato la massima attenzione ai clienti, acquisendo ogni tipo di dato.

Negli ultimi anni il database si è arricchito di informazioni e questo ci ha permesso di fare attività di vendita mirate e decisamente più performanti.

In primo luogo abbiamo anticipato la vendita prestagionale del pellet facendo leva sulla probabile mancanza di prodotto e aumento di prezzo con cui avremo a che fare nella prossima stagione (considerando che la stragrande maggioranza del prodotto che vendiamo in Italia arriva dall’estero, dove molte fabbriche risultano chiuse tutt’ora, è molto probabile che nella prossima stagione invernale il pellet scarseggerà e aumenterà di prezzo).

La vendita prestagionale è andata molto bene, nonostante fosse anticipata di parecchi mesi, e questo ci ha permesso di ottenere molta liquidità in un momento piuttosto difficile.

Nello stesso periodo ci siamo adoperati per spingere maggiormente su servizi che fino all’emergenza covid avevano fatto fatica a prender piede, in particolare la consegna a domicilio di pellet al dettaglio.

È stato un vero boom!

Con poca spesa abbiamo pubblicizzato la possibilità di ricevere a domicilio il prodotto anche in piccole quantità ed è stato un successo enorme fin da subito.

Abbiamo sfruttato l’occasione per arricchire ancora il nostro database con nuovi contatti, ai quali abbiamo poi fatto proposte di acquisto prestagionale, con risultati interessanti. Ma i veri risultati li vedremo nella prossima stagione.

Inoltre abbiamo rivolto la nostra attenzione ai clienti storici, proponendo la sostituzione dell’apparecchio a coloro che lo avevano in casa da almeno 8 anni. Con loro è stato più facile abbattere la barriera della paura perché ci conoscono da tanto e non ci considerano degli estranei. Non abbiamo registrato numeri enormi, ma abbiamo comunque fatto un buon lavoro.

Inoltre il servizio di consegna del pellet è stato utilizzato anche da clienti che usufruiscono dello stoccaggio presso il nostro magazzino, ottenendo un ulteriore utile dallo stesso prodotto.

In conclusione, il fatturato di quest’anno è salito nonostante la pandemia.

Sicuramente l’allerta covid ha avvicinato molti utenti al web, abituandoli ad effettuare acquisti online o quantomeno a cercare online soluzioni ai propri problemi. Nei prossimi mesi quest’abitudine potrebbe concretizzarsi almeno per una fetta di questi utenti e le piccole aziende locali che fino ad ora hanno rimandato la digitalizzazione aziendale potrebbero dover accelerare per stare a passo coi tempi.

In conclusione quello che abbiamo notato in questo periodo è che il consumatore ha sospeso temporaneamente i progetti che richiedevano un investimento medio alto, ma si sono aperti maggiormente all’acquisto di piccoli servizi, anche nuovi e ritenuti poco utili fino a prima dell’emergenza.

Come cambia la vendita di cibo e bevande online, di Alessandro Odierna

Il Coronavirus ha sicuramente portato dei cambiamenti importanti nei processi di acquisto tradizionali.

Leggiamo dal rapporto eCommerce 2020 di Casaleggio Associati: “Rispetto alla propensione all’acquisto durante il primo mese della pandemia il 50% degli utenti Internet in Cina e il 31% in Italia hanno dichiarato che avrebbero acquistato prodotti che normalmente acquistano in negozio direttamente online”. Il dato è ovvio ma non banale per il futuro dell’eCommerce. Siamo stati costretti ad acquistare online per soddisfare le nostre esigenze di acquisto, molti hanno sperimentato l’acquisto online per la prima volta ed una parte importante di questi continuerà a farlo nel periodo post-Covid.

Soltanto pochi anni fa acquistare cibo online in Italia, sembrava essere non sicuro e la preoccupazione di ricevere la merce in condizioni non adeguate era tanta. Durante il Covid questo paradigma è stato capovolto ed acquistare cibo online è diventato più sicuro di acquistarlo al supermercato.

Per questo motivo gli operatori hanno misurato un incremento importante delle vendite durante il lockdown.

Già oggi si sta avendo una normalizzazione dei dati di vendita che risultano essere più coerenti rispetto ai dati del periodo pre-Covid, tuttavia, mi aspetto che noi Merchant avremo l’opportunità di poter parlare ad un pubblico più ampio da oggi in poi: gli italiani sono stati costretti a digitalizzare le proprie abitudine a suon di remote working e spesa online e non si torna indietro. D’altronde, tutto ciò stava già accadendo ed il Coronavirus è risultato essere un acceleratore.

L’opportunità di accedere ad un mercato più ampio, però, nasconde delle insidie che già si sono manifestate nei mesi scorsi, ad esempio: i consumatori – in particolar modo chi adotta per la prima volta lo strumento – che non si trovano a loro agio nell’utilizzo di eCommerce e Digital Payment; i corrieri che non hanno avuto vita facile ma non si può dire che siano riusciti a mantenere prestazioni adeguate; il Warehouse che va organizzato in maniera adeguata per la sicurezza degli addetti  (utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e distanziamento) e per essere potenzialmente scalabile.

Come affrontare dunque il post-Covid?

Lascio la mia personale risposta per il breve periodo: investendo per migliorare il customer care e l’usabilità della piattaforma eCommerce; scegliendo più di un partner logistico (se non si può godere di una rete propria); costruendo procedure aziendali sicure e scalabili.

Bisogna prepararsi all’aumento della concorrenza in un mercato più ampio, ma le regole saranno sempre le stesse: avere un buon prodotto; offrire un servizio eccellente; essere capaci di comunicare.

Strategia per Franchising, di Silvia Signoretti

La maggior parte dei negozi in franchising, durante il periodo del Covid, ha chiuso le saracinesche. Inseriti in contesti commerciali complessi, come i grandi Centri Commerciali, molti hanno visto il loro codice ATECO inserito in quelli non indispensabili.

Gli unici che hanno retto in questo periodo sono i franchising del settore alimentare, sanitario, tecnologico/tecnico. In tanti, hanno scelto di passare online.

Alcuni erano già pronti, come i grandi marchi del settore abbigliamento, altri hanno dovuto attrezzarsi per l’occasione, con non poche ripercussioni sulla rete degli affiliati, non sempre pronta in questo senso.

Il grande tema nel mondo del Franchising è la concorrenza territoriale. Molti contratti prevedono esclusive di zona che, con l’avvento degli ecommerce, hanno costretto i franchisor a riscrivere i contratti di affiliazione e le regole di ingaggio territoriale dei clienti.

Per chi non era preparato a questo cambiamento, il momento del Covid è stato una vera occasione per mettersi a tavolino con i propri franchisee e scrivere un nuovo capitolo della storia del marchio, spesso ridefinendo anche i processi di acquisto. Molti franchising si sono però resi conto di non essere pronti, forti di un brand consolidato che non si è mai interrogato troppo sul processo di acquisto dei clienti.

Le fidelity card come leva per il riacquisto

La fidelizzazione è stato l’aspetto più delicato.

Fidelizzare i clienti significa avere una sorta di tesoretto da poter utilizzare, anche per il lancio di un ecommerce o di un servizio di food delivery. Le fidelity card o i programmi di gestione dei clienti si sono dimostrati fallaci, incapaci di leggere i dati e gestirli al meglio.

Questa è la vera sfida dei prossimi mesi per i franchisor: lavorare con gli affiliati per analizzare i dati, comprendendo come passare da online a offline e viceversa innescando meccanismi virtuosi sia per i franchisee che per la casa madre, in un sistema win-win davvero fruttuoso. Alcuni, invece, si interrogheranno, a fronte dei risultati, su quali ridefinizioni dare alla propria rete territoriale.

Un imprenditore che si sviluppa in rete o ha costituito un sistema in franchising, oggi, dovrebbe rivedere i propri contratti e manuali operativi, oltre che il proprio modello di business: ci sono i margini per riconoscere agli affiliati la paternità dei clienti territoriali? Il manuale operativo integra buone pratiche per fidelizzare i clienti e ha un sistema chiaro casa madre/sedi locali? Quali opportunità si possono creare nella gestione integrata online-offline in modo che si crei un circolo virtuoso di clienti?

Alcune strutture non reggeranno il colpo. Molti franchisor che hanno sempre visto i loro affiliati come polli da spennare, non avranno le risorse per sopperire a contratti non più gestibili e fee che tarderanno ad arrivare.

In questo caso, più che mai, il mio metodo Franchising Strategy trova la sua applicazione nelle dinamiche relazionali del marketing interno, laddove gli affiliati, come stakeholder, sono la chiave del successo, qualora si sia lavorato in trasparenza con loro fin dall’inizio.

Il settore del wedding al tempo del coronavirus, di Vito Torres

Il Covid-19 è stato come uno tsunami per il settore del wedding: date annullate per il 99% delle cerimonie di marzo, aprile, maggio, giugno e luglio.

Forse è il settore che più di qualsiasi altro sta soffrendo questa crisi, forse più del turismo che, se pur  in sordina, sta provando a ripartire.

La parola matrimonio è sinonimo di assembramento: prova ad immaginare un matrimonio senza  calca, senza intrattenimento, senza baci e abbracci, come sarebbe? Anzi come sarà, dato che i  matrimoni sono autorizzati con l’obbligo, ovviamente, di rispettare le disposizioni del  distanziamento sociale.

Tutti i fornitori, nessuno escluso, dalle sale ricevimenti, a fotografi, band, artisti, wedding planner,  ecc. stanno affrontando un incubo che purtroppo ad oggi non si sa quando finirà.

Si cerca di mantenere fissati i matrimoni già in programma per ottobre/novembre/dicembre, ma  nessuno può garantire che questi matrimoni non verranno annullati, magari per un risalita della  curva di contagio.

In buona sostanza è un settore piegato, che per il 2020 vedrà azzerare i propri introiti, un settore con  un giro d’affari annuo di circa 15 miliardi e che nel 2018 ha contato circa 195.000 eventi (dati Istat). 

Agli operatori non resta che sperare e puntare tutto sull’’annata 2021 che si prospetta di netta  ripresa (facendo i dovuti scongiuri, e coronavirus permettendo), soprattutto perché la maggior parte  dei matrimoni del 2020 saranno inevitabilmente spostati al 2021, nelle date non occupate da altri  matrimoni che erano già stati fissati, così i fornitori potranno occupare più date.

Ma cosa possono fare i fornitori in questa situazione abbastanza catastrofica?    

Consolida e accresci il contatto con i tuoi potenziali clienti 

Come? Si prospetta un lungo periodo di inattività per i fornitori, che però corrisponde ad un periodo  in cui le coppie che hanno deciso di sposarsi continueranno, ancora più concentrate, a cercare i  fornitori per il proprio evento. 

È questo il momento giusto per far sentire la tua voce, aiutando le coppie nelle scelte, organizzando  magari delle dirette sui canali social.     Uno strumento gratuito che se usato con costanza, per veicolare i contenuti appropriati, può  risultare determinante per avvicinare le coppie e convincerle.   

Fai leva sulla scarsità

È inevitabile che il 2021 sarà un anno con meno date disponibili per le coppie che decideranno di qui  in avanti di sposarsi.

Ciò significa che puoi sfruttare questo concetto a tuo favore, spingendo le coppie a decidere il prima  possibile di contattarti comunicando il numero delle poche date disponibili per il 2021.   

Costruisci delle partnership 

Nel settore del wedding le partnership con gli altri fornitori sono di fondamentale importanza. Ogni  partner con cui collaborerai potrà consigliare i tuoi servizi ai propri clienti e lo stesso potresti fare tu.

È un sistema di marketing Win Win e di solito le coppie, una volta scelto un fornitore, tendono a  fidarsi dei suoi consigli. Perché quindi non sfruttare questa opportunità?   

Continua a fare attività di marketing 

Questo sarà il periodo in cui la maggior parte dei fornitori del settore wedding si fermerà, bloccherà i  propri piani di marketing, tenderà a non investire in marketing (erroneamente).

Tu devi approfittarne per mettere il turbo. Non disattivare le campagne pubblicitarie, che magari  potrai ripagare con gli acconti dei clienti che acquisirai.

Mentre i tuoi competitor si fermano, per te si aprono nuove opportunità, i costi pubblicitari si  abbassano per via della minore competizione e la tua maggiore esposizione pubblicitaria può  portarti un numero più grande di contratti per il 2021 e per il 2022. 

Eventi pubblici e non: promossi con riserva, rimandati a settembre con debito o bocciati direttamente? Di Matteo Turetta

Era il 21 febbraio quando scoppia il caso “Vo’” in Italia, nei giorni successivi le autorità cercano di capire come comportarsi rispetto ai grandi assembramenti e qualche organizzazione inizia a rinviare qualche concerto, i congressi vengono posticipati di qualche settimana, la programmazione primaverile inizia a rallentare.

Finché le donne italiane si stanno preparando per uscire con le amiche per festeggiare l’evento atteso annnualmente della la Festa della Donna, il Governo -con il DPCM emanato proprio l’8 marzo- blocca in maniera definitiva qualsiasi forma di assembramento pubblico : “[…] sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico.”.

L’industria del public entertainment, che vale in Italia circa un 6,8% del PIL nazionale (ricerca Fondazione Symbola 2019) si ferma in maniera improvvisa lasciando tutti gli operatori economici di settore e le organizzazione di ogni ordine e grado in balia del nulla. Fioccano ovunque notifiche di annullamento evento, newsletter che annunciano posticipi a settembre (forse!), post e comunicati stampa che “vi teniamo buono il biglietto ma ci vediamo nel 2021” (vedi comunicati FIFA EURO 2020).

Cosa fare?

Curare le relazioni con i propri “utenti”, con un piano di comunicazione che riesca a mantenere l’attenzione e una connessione diretta nel tempo.

La gamification delle relazioni con delle #challenge: sai che magari con la viralità del video su tiktok o dell’hashtag non si riesca di farsi conoscere da qualche nuovo potenziale partecipante?

Testare nuovi modi e modelli di partecipazione o organizzazione per un evento, sfruttare il digitale per creare aggregazione a distanza con i più affezionati, impiegare la tecnologia di streaming live per essere altrettanto coinvolgenti di sempre.

Cosa ci riserva il futuro?

Abbiamo sempre parlato di “Security & Safety negli eventi”, ora si dovrà introdurre e lavorare anche su un nuovo aspetto e parleremo di “Security, Safety and Health negli eventi”, perché -diciamocelo- per quanto oggi la tecnologia possa essere immersiva e le proposte allettanti nessuno metterà da parte il “live”: provare l’emozione di un concerto dal vivo, ballare fino a mattina con gli amici o cantare a squarciagola un coro da stadio.

Ecco allora che nessuno rinuncerà al suo evento del cuore. Sanremo è un evento. Design Week è un evento al pari del lancio di un’auto. I Campionati europei di calcio sono un evento, come lo è stato Expo Milano 2015, che ha cambiato il volto di una città, il Tour di Ligabue o una mostra. Facendo una semplice sommatoria, pensiamo che i partecipanti a eventi in genere sono in media più di 28 milioni di italiani annui (fonte ADCgroup), quasi la metà di tutta la popolazione nazionale.

Gli organizzatori dovranno “catalizzare” l’interesse in maniera strategica con rinnovato entusiasmo partendo proprio dai più affezionati e far raccontare a loro le emozioni di ritornare, nonostante tutto, di nuovo protagonisti.

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