Chi fa e-commerce in Italia oggi è un pioniere che ha capito 3 cose, e forse non ha bisogno di altro

di Alessandro Gargiulo

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Grazie ad American Uncle e al bel lavoro che ogni giorno portiamo avanti sono stato invitato ad Ecommerce+ a Londra da Shopify Plus, una serie di due giornate piene di discussioni e riflessioni sul mondo dell’ecom.

Un evento dove per partecipare devi essere un utente Shopify Plus, ed il 100% dei progetti che erano lì dall’Italia sono progetti in cui mi vedono partner o consulente. Non è per vantarmi – anzi – ero il pesce più piccolo in un mare di balene.

Se mettere piede fuori dal sud Italia significa avere a che fare con realtà che hanno ingranaggi meglio oliati e che girano molto più velocemente, il livello incontrato a Londra è davvero senza paragoni.
Potrei soffermarmi su tanti punti, ma i primi 3 che mi sono venuti in mente ora che sto cercando di organizzare le informazioni sono quelli più interessanti secondo me, in ogni caso da contestualizzare.

👉 Basta fare pubblicità

Il cliente ideale non vuole vedere post sponsorizzati, vuole vedere persone reali che rappresentano un brand, questo è il motivo per cui l’influencer marketing è tutto ciò che ha a che fare con l’autenticità e il posizionamento del brand.
Non dimentichiamo che quando parliamo di “influencer” non parliamo soltanto della famiglia Ferragni per la moda o di Manuel Fae per il foodporn (😂). Parliamo anche di micro e nano influencer.
Se pensate che fare attività di influencer marketing costi solo da 80 mila euro a salire, vi sbagliate di grosso e ho visto esempi a costo 0 (che replicherò ASAP 😂) che fanno impallidire qualunque discorso su portata a pagamento e grossi sforzi di organizzazione.

Un piccolo indizio: NON si tratta di contest e giveway. Ma ha sempre a che fare con le connessioni.

👉 Capire il proprio cliente è tutto

Ma no, davvero? Davvero dobbiamo ripeterlo? Sì. Perché i clienti non sono un numero di ordine e basta, sono persone che sono spinte da una intenzione. Solo un malato di mente svolge azioni senza alcun motivo.
Si è parlato di segmentare le intenzioni di acquisto mettendole a paragone con una serie di studi fatti in altri ambiti (design di ambienti, architettura, psicologia sociale).

⭐️ Spinto da una necessità, quando si ha la necessità di raggiungere un obiettivo ben specifico (esempio: ti si è rotto il rubinetto della cucina, hai bisogno di un idraulico)
⭐️Spinto dalla società, quando si sente la necessità di fare bella figura con amici (esempio: devi decidere il ristorante dove portare la tua compagnia del venerdì sera)
⭐️Spinto dal senso di scoperta, quando preso dalla noia che intercorre tra due momenti di interesse (Schopenhauer ha insegnato tanto in tal senso) si interrompe il momento con qualcosa che colpisce (esempio per le donne: mentre alla tv il tuo uomo sta guardando l’ultima puntata di una serie tv che non ti interessa e su instagram vedi il video di un giocattolo per cani che gli permette di giocare da soli, la vuoi e scopri pure di volere un cane)
⭐️Spinto dalla voglia di intrattenimento, quando stai attivamente cercando un momento per rompere la noia di cui sopra (esempio: decidi senza alcun motivo preciso di voler andare al cinema)
⭐️Spinto dall’aspirazione, quando vuoi connetterti con un comportamento che abbia un senso specifico nella società (esempio: decidi di voler comprare unicamente prodotti bio e non testati sugli animali per la tua bellezza personale)
⭐️ Spinto dalla VOGLIA D’AMERICA! No, scherzo, questo me lo sono inventato per fare un placement pubblicitario. Non pagato.

👉 Siamo lenti
Sì, in Italia siamo terribilmente lenti nell’analizzare le cose e nell’agire.

Sempre ammesso che le cose impariamo a leggerle.

Sarà il livello elevato con cui mi sono relazionato in questi giorni, ma noto sempre di più il divario tra i potenziali clienti che nel tempo ho abbandonato e queste realtà che integrano online e offline in maniere incredibili.
Una tra tutte: negozi di 3 piani dove non puoi acquistare in loco, ma solo ordinare online e ricevere a casa. E nel frattempo puoi provare vestiti in un camerino dove attacchi la tua musica e con uno specchio a realtà aumentata puoi vedere i tuoi vestiti e cambiarli in poco.

Quando ho spiegato ad altri le difficoltà che abbiamo in Italia nell’avvio di e-com (quello fatto bene) non potevano credere che fosse ancora più complicato che vendere in Europa.

Porto a casa l’idea che chi fa e-commerce degno di tale nome in Italia è un pioniere e, in alcuni casi, un eroe.

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